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Lino Banfi Il suo vero nome è
Pasquale Zagaria. Primo nome d'arte fu Lino (diminutivo di Pasquale) Zaga
(cognome accorciato). Su indicazione di Totò, che riteneva malaugurante
un cognome mutilato, Zaga venne sostituito da Banfi, pescato a caso in
un registro di alunni da un insegnante nonché impresario d'avanspettacolo
e marito di soubrette.
Nato ad Andria l’11 luglio 1936 e cresciuto a Canosa, ha affidato
e affida le risorse della sua comicità irruente e immediata a quel
dialetto pugliese che divarica e stravolge le vocali, ereditando così
un linguaggio portato al successo, sullo schermo e in palcoscenico, negli
anni '40-50 dal caratterista Guglielmo Inglese.
Si avvicina al teatro per evitare la carriera ecclesiastica consigliatagli
dal padre. Esordì come cantante di feste musicali e attore di fotoromanzi
(vinse in gioventù un concorso di bellezza e fotogenia...). Poi,
a diciotto anni, nel 1954, tentò senza fortuna, a Milano, l'avventura
in teatro di varietà. Patì fame vera, se all'epoca si fece
ricoverare in ospedale per farsi togliere le tonsille, pur di procurarsi
per qualche giorno un letto e un pasto.[1]
Viene scritturato nella compagnia di Arturo Vetrani. Le sue caratterizzazioni
ottengono moltissimi consensi da parte del pubblico, in quanto il comico
canosino già allora amava portare in scena elementi tipici della
sua terra, come modi di dire, giochi di parole, vezzi e doppi sensi alquanto
piccanti.
Si trasferì a Roma nel '57 e qui cominciò la carriera di
comico di spettacoli di varietà: quattordici anni di avanspettacolo,
in compagnie di “scavalcamontagne”, sempre in disagiate tournée:
formazioni composte da comico, soubrette e “spalla” solista
(cantante o virtuoso di qualche strumento, tromba o armonica o batteria).
[2]
Poi si esibisce al"Puff", mitico locale di cabaret di Lando
Fiorini, con comici del calibro di Enrico Montesano. La sua irresistibile
verve contagia persino i produttori cinematografici, che lo scritturarono
in diverse commedie come quelle di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia,
anche se ancora in ruoli secondari.
E' negli anni ‘70 però che Lino Banfi diventa
il vero cavallo di battaglia della Commedia all'Italiana: la sua presenza
nelle pellicole dell'epoca, oltre chiaramente all'aggiunta della bella
di turno (Edwige Fenech ed altre maggiorate), è una garanzia di
incassi strepitosi.
Con il tramonto della Commedia Sexy il nostro beniamino
continua comunque a fare del cinema, con discreto successo, ma ha modo
di conoscere anche un altro grande strumento di comunicazione: la televisione,
che non solo gli permette di farsi conoscere anche al pubblico che snobbava
i suoi film, ma gli dà la possibilità di potersi esprimere
in altri ruoli oltre quello ormai iper inflazionato del pugliese "arrapeto".
[3]
In quest'ultimo decennio assistiamo ad un Lino Banfi indubbiamente cresciuto
artisticamente. E’ conduttore di programmi televisivi di vasta audience,
da Risatissima (1985) a Domenica in (1987), da Stasera Lino (1988) a Il
Caso Sanremo (1990), con Renzo Arbore.
Il Vigile Urbano, Un Inviato molto speciale, Un medico in Famiglia, Angelo
il custode, Vola Sciusciù, sono soltanto alcuni dei più
recenti successi televisivi di un attore che negli ultimi anni ha saputo
una volta per tutte dimostrare la sua straordinaria versatilità
e completezza artistica.[4]
Lino Banfi è ambasciatore UNICEF.
Tanti sono i suoi riconoscimenti (Cavaliere, Comandante e Grand’Ufficiale
dell’Ordine di Merito della Repubblica Italiana, Premio Personalità
Europea, Premio Gino Tani per gli spettacoli di varietà, altri),
ultimamente, nel 2002, gli è stato conferito il Premio alla carriera
Telemerit Award.
[1] Lo scrive nel volume autobiografico
Alla grande! del 1991: “… dopo l’intervento il medico
ebbe pietà di me, e fra gli infermieri che sapevano e che applaudivano,
decise: “… altri 15 giorni di accertamenti e due pasti quotidiani
abbondanti!”.
[2] Banfi rievocherà efficacemente quel
mondo interpretando, nella stagione 1993-94, la rivista Arcobaleno, scritta
con Dino e Gustavo Verde e allestita dal coreografo Gino Landi; nel cast,
Angiolina Quinterno e Gian (Gianfabio Bosco), anch'egli vecchia gloria,
in coppia con Ric (Riccardo Miniggio), dell'avanspettacolo.
[3] In televisione debutta nel 1975 in Senza rete
con Alberto Lupo.
[4] Lino Banfi, tranquillo attore di Canosa di Puglia: «Devo al
passato la serenità di oggi, il piacere di avere una famiglia.
Di pensare con dolcezza a mio padre, che aveva studiato fino alla terza
elementare e con fierezza dichiarava, "però, io, l’ho
fatta mentre ero sotto le armi", come se quel fatto lo rendesse più
erudito. E mia madre che mi dipingeva come un fenomeno, un vanto da vantare.
Guadagnavo 800 mila lire? Lei diceva: mio figlio sì che è
un grand’uomo, ha preso 150 milioni».
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